Ci sono composizioni che nascono dalla musica stessa, si mostrano come autosufficienti grazie al solo dialogo tra vibrazioni sonore. Nel mondo della composizione elettronica classica, questo avviene soprattutto quando la ricerca viene effettuata sul suono stesso, nato digitale o ricavato dal mondo acustico, e poi elaborato elettronicamente. In molti casi, invece, c’è un contenuto extra-musicale a fare da guida, a volte nella generazione stessa dei suoni, più spesso fornendo un contesto descrittivo al mondo sonoro.
Non necessariamente uno è servo dell’altro: il più delle volte i mondi si mescolano, formando un’unità artistica. Ci sono forme musicali, come ad esempio l’opera lirica o certi spettacoli teatrali o film dal forte contenuto musicale, nei quali le arti trovano una simbiosi perfetta. E’ però interessante quando questa unione si crea in un contesto che è principalmente musicale, uditivo, sonoro: la musica è il principale risultato della ricerca, e le altre arti contribuiscono alla sua definizione.
Lo scorso 5 maggio 2021 è stata pubblicata dalla casa discografica Ema Vinci di Firenze, per l’etichetta
Sonus, una composizione elettronica, distribuita in tutti gli store internazionali. Il titolo del brano è «Fama»: un singolo nel solco dell’elettronica classica, ma che fa ricorso ad alcuni procedimenti analogici, o addirittura antichi. L’idea è di produrre un ciclo di brani, tutti incentrati su allegorie o personificazioni dell’antichità.
Fama è una divinità dell’antica Roma che è sostanzialmente la messaggera di Giove, e rappresenta la voce pubblica: una divinità allegorica che, più che nel mito stesso, ha avuto le migliori rappresentazioni nelle descrizioni dei poeti.
Per Virgilio, nell’Eneide, Fama è una creatura mostruosa, figlia di Titano e della Terra; quest’ultima la concepì contro i Celesti, adirata per la morte dei suoi figli, i giganti Ceo ed Encelado.
Fama è grande e orribile, velocissima e alata, e ha tante piume quanti occhi, lingue, bocche e orecchi. Vola su tetti e torri, ascolta e parla, spiando ogni cosa: non dice solo la verità, ma anche menzogne, creando spavento tra i popoli.
Nella visione delle Metamorfosi di Ovidio, invece, Fama abita al centro del mondo, alla cima di una rocca, in un luogo nel quale si può ascoltare ed osservare qualsiasi cosa tra terra, mare e cielo. Qui vi è una casa che possiede numerose entrate e aperture, prive di porte o finestre, costruita in bronzo, in modo da poter far risuonare ogni cosa ascoltata. Non c’è mai silenzio, ma neppure urla: sempre e soltanto un lieve mormorio.
L’atrio della casa è affollato, e le persone parlano e ascoltano le parole riflesse, riportando i racconti, e
aggiungendo spesso particolari veri o falsi. Fama vede tutto questo, e tiene il mondo sotto processo.
L’iconografia successiva ha addolcito questa figura, rappresentandola allegoricamente come una donna
alata, che suona due trombe: una per la verità, l’altra per la menzogna. E’ a questa figura, ed in particolare ad una statua del XVIII secolo che si trova nel nord Italia, che fa riferimento la copertina del singolo, e che è correlata a tutta la creazione musicale.
Per la rappresentazione della Fama sotto forma di musica elettronica, si è partiti da alcuni concetti di base.
Innanzi tutto, la rapidità e la spazialità: i suoni sono spesso veloci oppure frammentari, hanno provenienze diverse e si spostano gradualmente, e anche i passaggi ripetuti sono rapidi ma non marcatamente ritmici, rimandando sempre all’idea del bisbigliare. Per accentuare questa idea, è stato anche applicato un filtro complesso sul campionamento di una voce: ad essere lette sono parole che hanno attinenza con il termine “Fama”, anche se la trasformazione è tale da rendere tutto non intelligibile.
Il tema principale segue la forma consueta nella composizione antica dell’acrostico musicale: viene utilizzata la parola FAMA, interpretata come Fa La Mi La. Per riprodurre il senso delle due trombe, quella della verità e quella della menzogna, sono state adottate due tecniche. La prima è puramente sonora: la tromba della verità è un campionamento molto verosimile, un suono ricreato dalla registrazione di una tromba acustica, vera; la seconda, invece, è un suono di sintesi totalmente elettronico, che sembra vero ma non lo è -anzi, ad un ascolto attento ci si accorge sempre di più di trovarsi di fronte ad un suono ricreato al computer, sfuggendo
all’inganno.
La seconda tecnica è ancora una volta ripresa dal mondo antico: mentre la parte generale segue un’accordatura equabile con il La a 440 Hz, secondo l’uso moderno, le trombe sono accordate con un procedimento storico, ossia con tono medio 1/4 di comma, e con un La leggermente più basso (433 Hz).
L’effetto è genericamente un po’ stridente rispetto al contesto, cioè alle altre melodie, che rappresentano la realtà: la Fama è sempre legata ad un racconto dei fatti, non ai fatti stessi. Tuttavia, la tromba della verità suona note che, con questo particolare tipo di accordatura, risultano persino più gradevoli rispetto ad un sistema moderno, grazie alle note e agli intervalli scelti; nell’alto caso, per contrasto, la tromba della
menzogna produce l’effetto opposto. Quindi, la verità è suono puro e consonante, la menzogna suono aspro, distorto e filtrato. La composizione ha una sua struttura, che segue regole formali squisitamente musicali, ma ha anche in sé un racconto: partendo dall’esposizione del fatto, si alternano le due trombe che ne amplificano l’interpretazione vera o falsa; le voci aumentano nel finale fino a sovrapporre tutte le cose, e quindi c’è un’interruzione improvvisa quando l’effetto della Fama su un determinato evento ha termine- e resta di nuovo il fatto vero e proprio.
Semplice, consonante, ripulito dalle dicerie, se non per una lieve dissonanza. Un dubbio, un’interpretazione, una scalfittura che Fama ha lasciato sulla realtà.
Sergio Chierici

